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«Dopo due anni di sospensione a causa della pandemia, – scrive in una comunicazione ai fedeli Don Fabio Daddato, Rettore della Chiesa di San Gaetano – domenica 3 Aprile, V Domenica di Quaresima, ha fatto il suo ritorno il secolare appuntamento cittadino della Solenne ostensione della Sacra Spina della Corona di N. S. Gesù Cristo presso la monumentale chiesa di San Gaetano in Barletta, che già anticipa l’austero e solenne clima della Settimana Santa.

Infatti, per il decreto del nostro Arcivescovo del 16 marzo 2022, si è potuto portare la Reliquia della Sacra Spina in processione presieduta dall’Arcivescovo, pregando con la Via Crucis.

La processione uscita dalla Chiesa di San Gaetano si è recata prima presso il monastero di San Ruggero per permettere la venerazione della Reliquia alla comunità monastica delle benedettine e poi proseguita intorno a piazza Plebiscito. Al termine del percorso penitenziale, sul sagrato della chiesa di San Gaetano è stato eseguito, dalla corale “Mauro Giuliani”, il canto del “Christus minore”, composto per la circostanza dal noto musicista barlettano Giuseppe Curci (sec XIX). Subito dopo, trentatré colpi di campana, quanti furono gli anni della vita terrena di Gesù, la solenne benedizione con la sacra Reliquia impartita dall’Arcivescovo.

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L’onore di custodire e zelare il culto di queste preziose Reliquie è da sempre prerogativa dell’Arciconfraternita della SS. Trinità.

Il primo documento finora in nostro possesso che attesta la presenza delle tre Sacre Spine “Testimoni silenziose della Passione del Signore” risale al 1742; ciò, però, non toglie che la loro venerazione in loco fosse più antica. Originariamente centro propulsore della loro venerazione fu l’antica chiesa della SS. Trinità (sec. XV) dei monaci Benedettini Celestini. Nel 1809, espulsi i Celestini per le leggi sovversive murattiane, la suddetta chiesa fu sconsacrata e anche i confratelli della SS. Trinità, che lì avevano sede propria, furono cacciati. Si allocarono in San Gaetano, portando con sé anche il culto delle Sacre Spine. Ancora oggi in città, specie nel ceto contadino, in questo giorno austero e solenne, in segno di penitenza, si bandisce dalle tavole la carne con l’immancabile ragù, tipico dei giorni di festa, per essere sostituito dal sugo di seppia. Nella tradizione popolare questa festività preannuncia anche le condizioni atmosferiche degli inizi della Settimana Santa. È noto l’antico detto: “Speina lacrmos, Pelma vntlos”; cioè: se nella domenica della Sacra Spina piove, alle Palme soffierà il vento.

Le reliquie della Corona di Nostro Signore, oggi continuano a parlare a noi della Passione e del “caro prezzo” sborsato da Gesù per salvarci. Ed è con questo spirito di fede che ci avviciniamo ad Essa e, per Suo tramite, con cuore pieno di gratitudine e con maggiore slancio ci mettiamo alla sequela del nostro Salvatore “che ci ha amato a tal punto da dare tutto se stesso per noi” (cfr. Gal 2,20)».

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