Nel giorno in cui la Chiesa celebra e festeggia la santa martire Eulalia di Barcellona, desidero rispolverare un antico voto compiuto da una delle antiche famiglie nobili di Trani, con l’intento di risvegliare una delle più belle forme di quella che è la “fede casalinga”.

Parlare di Sant’Eulalia in una qualsiasi zona della Spagna potrebbe risultare certamente scontato. Questi, infatti, fu una giovane nata a Barcellona nel 290 d.C. che, a soli tredici anni, decise di manifestare la verità della sua fede di cristiana esponendosi così, senza timore, innanzi ai feroci persecutori romani. Sottoposta ad atroci torture da parte dei romani stessi, tra cui la crocefissione, senza rinnegare Cristo morì martire, sin da subito in concetto di santità, nel 303 d.C. Patrona di Barcellona e di tanti altri paesi della Spagna, Eulalia è ancora oggi notevolmente ammirata e venerata per il suo eroico gesto.

Ma tutto questo che legame ha con Trani? La spiegazione è contenuta in un racconto di inizi ‘900 che intreccia fede, devozione e gratitudine.

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Una fanciulla di Trani, futura Baronessa, si ammalò di tifo in giovane età. Ella, prontamente, avvertì di affidarsi all’intercessione di un santo per chiedere la sua guarigione al buon Dio. Forse spinta dal legame della sua tenera età con quella della santa, si affidò proprio ad Eulalia di Spagna, facendone un voto privato. La guarigione arrivò e la malattia svanì del tutto. Il padre della giovane, il Barone D’Amalj, in segno di ringraziamento pensò bene di commissionare una statua della Santa da poter venerare custodire e pregare presso la cappella privata del proprio Palazzo.

In segno di eterna gratitudine per tutto il resto della sua vita, sino alla sua morte, la Baronessa Amelia dei Baroni D’Amalj, pregò intensamente presso la propria cappella di palazzo. Una memoria quotidiana di quella salvezza che, in giovinezza, ne permise la sua salvezza di vita.

In una Trani impregnata di nobiltà, di caffè goduti presso gli antichi  palazzi del centro antico e di passeggiate vissute all’insegna della spensierata agiatezza, questo racconto di inizi XX secolo sembra risuonare ancora attuale. Una storia che in questo attuale tempo pandemico riecheggia agli antichi valori cristiani. Un segno di fede e di speranza che, legando la nostra Trani con quella di Barcellona, ci incoraggia ad essere fermi e decisi a combattere il quotidiano martirio, proprio come è stato per la Martire già citata. Questo ricordo non si fermi al semplice devozionismo. Sarebbe errata una tale chiave di lettura. È invece l’esempio della Baronessa Amelia a sottolineare la speranza che nel quotidiano, seppur segnato dalle difficoltà spirituali e corporali, mai deve svanire.

La sacra effigie è ancora oggi sita e venerata presso la cappella di Palazzo Broquier dei Baroni D’Amalj, sito in Via Giovanni Beltrani n. 17. Una targa innanzi alla sacra immagine ne spiega il voto e la grazia ricevuti: “GRATA DELLE CURE PRESTATELE IN QUESTA CASA OVE GRAVEMENTE INFERMO’ E GUARI’ AMELIA DE’ BARONI D’AMELJ-MELODIA QUESTA IMMAGINE DI S. EULALIA”.

Colgo quindi l’occasione per ringraziare i discendenti della Baronessa Amelia, la gentilissima Famiglia Cirillo-Farrusi, per la concessione delle informazioni raccolte.

Alfredo Cavalieri

Fonte: Radiobombo.net

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